aniti

Due o tre cose che so di loro

Giancarlo Sciascia, community manager della Fondazione Ahref, racconta l'Associazione Aniti.

Cominciamo dalle persone e procediamo per cerchi concentrici. Aniti è prima di tutto un gruppo di lavoro. Una dozzina di pionieri, tutti giovani e competenti, animati da un fuoco sempre acceso, ventiquattrore al giorno: restare nella loro terra e ingegnarsi per migliorarla. Come? Con un lavoro umile e sofisticato al tempo stesso. Una polifonia che tiene insieme:

  • La rigorosa ricerca transdisciplinare per conoscere le migliori pratiche pro-sociali che hanno prodotto vantaggi tangibili in altre comunità nazionali e oltre.
  • La conoscenza della Calabria e delle vocazioni territoriali in ogni ambito iperlocale; l'ascolto attento degli attori sociali e delle istituzioni per mappare criticità e opportunità inespresse.
  • La formazione continua per facilitare con cognizione di causa percorsi di innovazione sociale capaci di applicare in modo adeguato la ricerca condotta ai vari contesti locali.

C'è quindi un lavoro di gruppo che si arricchisce del confronto continuo fra i vari ambiti del sapere sia al proprio interno che con gli interlocutori di questo processo creativo collettivo. I cerchi concentrici vedono protagonisti proprio gli interlocutori nella propagazione di questo felice approccio alla social innovation. Vivere, condividere tale modus innovandi (meno legato al profitto e più a tematiche quali la solidarietà, il benessere e la qualità della vita), fa della comunità estesa di Aniti un laboratorio permanente dove nuove idee, pratiche, prodotti e servizi puntano a soddisfare i bisogni sociali emergenti con efficacia e, al contempo, migliorano le relazioni e aumentano la capacità d'agire della stessa comunità.
Aniti studia e pratica quotidianamente questa specie di scienza del "calcolo ottimista", dal sapore olivettiano, dove l'abitudine di vivere nella speranza (vana) e nella paura, intese in senso spinoziano come dispositivi a difesa dell'ignoranza e del conformismo, viene col tempo superata da una più felice e concreta possibilità: quella di star bene insieme per fare, inventarci, sapendo che se daremo il meglio di noi, "Aniti" troveremo le migliori soluzioni per il bene comune.
Grazie all'attivazione della collaborazione fra le persone (coworking), alla possibilità di sostenere finanziariamente progetti locali che ci stanno a cuore (crowdfunding), al giornalismo civico iperlocale, Aniti è a mio avviso un punto di riferimento per elaborare (specie nel meridione) percorsi di sviluppo locale nonostante le difficoltà su scala nazionale:

  • la profonda crisi culturale e socio-economica, che smarrisce e spaventa;
  • le riforme dei mercati (del lavoro, dei capitali e dei servizi) e della Pubblica Amministrazione, in larga misura inefficaci;
  • l'abuso diffuso del ruolo pubblico e la grande difficoltà del governo nazionale.

Sullo sfondo, il ruolo di internet e la potenza delle narrazioni.
Internet come infrastruttura a costo sostenibile e ambiente di connessione che crea valore.
Le narrazioni come rituale di riscoperta o fondazione di una comunità. Con la possibilità di generare nuove opportunità anche occupazionali a partire dalla valorizzazione dei patrimoni anche immateriali, simbolici. Da questa prospettiva, avendo accanto dei consulenti validi come i ragazzi di Aniti, il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, enogastronomico e culturale calabrese e del mezzogiorno, diventa una fucina di nuove possibilità.
Il lavoro da fare è molto, restiamo Aniti e ne vedremo delle belle!

 

© 2012 Associazione ANITI - Impresa Sociale - Sede Legale Via G. Spagnolio n.30 - 89128 Reggio Calabria - Partita IVA n. 02735380806
loghi normativa